

180. La rivendicazione dei diritti civili in Cecoslovacchia.

Da: Charta 77, in  P. Garimberti, Il dissenso all'Est prima e dopo
Helsinki, Vallecchi, Firenze, 1977.

Il 1 agosto 1975 la prima conferenza per la sicurezza e la
cooperazione in Europa, alla quale avevano partecipato tutti i
paesi europei, gli Stati Uniti e il Canada, si concluse a Helsinki
con la firma di una convenzione con la quale gli stati si
impegnavano a rispettare i confini stabiliti dopo la seconda
guerra mondiale, a regolare pacificamente i contrasti, a non
interferire gli uni negli affari interni degli altri e a
rispettare i diritti civili e le libert fondamentali. A
quest'ultima parte degli accordi di Helsinki, sottoscritti anche
dalla Cecoslovacchia, fece appello un gruppo di intellettuali
cecoslovacchi con un documento pubblicato il 7 gennaio del 1977,
nel quale denunciarono la sistematica violazione di quei diritti e
di quelle libert da parte del regime comunista del loro paese. I
firmatari, fra cui lo scrittore Vaclav Havel, il presidente della
repubblica che si former dopo la caduta del regime comunista,
annunciarono anche la nascita di un movimento, definito Charta 77,
che si proponeva come fine il controllo del rispetto dei diritti
umani e civili. Esso oper in tal senso, nonostante la dura
attivit repressiva del regime comunista, contribuendo alla caduta
di quest'ultimo con una vasta e coraggiosa opera di propaganda in
Cecoslovacchia e presso l'opinione pubblica internazionale.


Il 13 ottobre 1976 sono stati pubblicati nella Raccolta delle
leggi della Cecoslovacchia (n. 120) il Patto internazionale sui
diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti
economici, sociali e culturali, firmati entrambi nel 1968 in nome
della nostra repubblica, convalidati nel 1975 a Helsinki e entrati
in vigore da noi il 23 marzo 1976. Da quel momento anche i nostri
cittadini hanno il diritto e il nostro stato ha il dovere di
regolarsi di conseguenza. Le libert e i diritti degli uomini,
garantiti da questi due patti, sono importanti valori di civilt,
su cui si sono puntati gli sforzi di molte forze progressiste nel
corso della storia e la cui codificazione pu favorire
significativamente lo sviluppo umano della nostra societ. [...].
A decine di migliaia di cittadini viene reso praticamente
impossibile svolgere la propria attivit perch sostengono
opinioni diverse da quelle ufficiali. Inoltre sono spesso oggetto
della pi multiforme discriminazione e di angherie da parte delle
autorit e delle organizzazioni sociali; privati di qualsiasi
possibilit di difesa, diventano praticamente vittime di un
apartheid [la discriminazione razziale praticata in Sudafrica fino
agli anni Novanta] .
A centinaia di migliaia di altri cittadini viene negata la
libert della paura (preambolo del primo patto), perch sono
costretti a vivere nel costante pericolo di perdere possibilit di
lavoro o d'altro, nel caso in cui esprimano la loro opinione.
In contrasto con l'articolo 13 del secondo patto, che garantisce a
tutti il diritto all'istruzione, numerosi giovani, solo a causa
delle loro idee o perfino di quelle dei loro genitori, non vengono
ammessi agli studi. Innumerevoli cittadini devono vivere nel
timore che, qualora esprimano le proprie convinzioni, essi stessi
o i loro figli possano essere privati del diritto all'istruzione.
[...].
La libert d'espressione viene repressa dall'amministrazione
centrale di tutti i mezzi di comunicazione e dalle organizzazioni
pubblicistiche e culturali. Nessuna opinione politica, filosofica
o scientifica, come pure nessuna espressione artistica, che si
scosti solo di poco dallo stretto ambito dell'ideologia o
dell'estetica ufficiale, pu essere pubblicata; la critica
pubblica dei fenomeni di crisi sociale viene resa impossibile; la
possibilit della difesa pubblica contro affermazioni non vere e
offensive da parte della propaganda ufficiale  preclusa. [...].
In questo modo vengono seriamente limitati quei diritti che
scaturiscono dagli articoli 21 e 22 del primo patto (libert di
associazione e proibizione di qualsiasi limitazione del suo
esercizio), nonch dall'articolo 25 (parit di diritto a
partecipare alla guida degli affari pubblici) e dall'articolo 26
(uguaglianza davanti alla legge). Questa situazione impedisce
anche agli operai e ad altri lavoratori di creare senza
restrizione alcuna organizzazioni sindacali o d'altro genere per
proteggere i loro interessi economici e sociali e avvalersi
liberamente del diritto di sciopero (punto 1, art. 8 del secondo
patto).
Altri diritti dei cittadini, compreso l'esplicito divieto di
arbitrarie ingerenze nella vita privata, famiglia, casa o
corrispondenza (art. 17 del primo patto) vengono seriamente
violati anche per il fatto che il Ministero degli Interni
controlla nei modi pi diversi la vita dei cittadini, ad esempio
attraverso lo spionaggio telefonico e negli appartamenti.
L'intercettazione della corrispondenza, pedinamenti, perquisizioni
domiciliari, con la creazione di una rete di informatori tra la
popolazione (spesso ottenuta servendosi di illecite minacce o di
promesse) e cos via. Spesso il Ministero degli Interni si
intromette nelle decisioni dei datori di lavoro, ispira azioni
discriminatorie di uffici e organizzazioni, influenza gli organi
di giustizia e guida le campagne propagandistiche dei mezzi di
comunicazione. Questa attivit non viene regolata da leggi, 
segreta e il cittadino non pu assolutamente opporvisi. [...]
La responsabilit per l'osservanza dei diritti civili nel paese
spetta ovviamente soprattutto al potere politico e statale. Ma non
soltanto ad esso.
Ciascuno ha la sua parte di responsabilit per le condizioni
generali e perci anche per il rispetto dei patti codificati che
d'altronde impegnano al riguardo non soltanto i governi bens
tutti i cittadini. Il sentimento di questa corresponsabilit, la
fede nel significato dell'impegno civile e la volont nonch il
comune bisogno di trovare per tutto ci una nuova e pi efficace
espressione, hanno fatto nascere in noi l'idea di creare la
Charta 77, di cui oggi annunciamo pubblicamente la nascita.
Charta 77  una comunit libera, informale e aperta di uomini di
diverse convinzioni, diverse religioni e diverse professioni,
legati dalla volont di operare individualmente e collettivamente
per il rispetto dei diritti civili e umani - quei diritti che
vengono riconosciuti all'uomo dai due patti internazionali
codificati, dall'Atto finale della Conferenza di Helsinki, da
numerosi altri documenti internazionali contro la guerra, l'uso
della forza e l'oppressione sociale e spirituale, e che sono
enunciati in maniera comprensiva dalla Dichiarazione generale dei
diritti dell'uomo dell'ONU.
Charta 77 si fonda sulla solidariet e amicizia di uomini mossi
dalla comune preoccupazione per la sorte degli ideali ai quali
hanno legato la loro vita e il loro lavoro.
Charta 77 non  un'organizzazione, non ha statuto, non ha organi
permanenti n membri inquadrati in modo organizzato. A essa
appartiene chiunque aderisca alla sua idea, partecipi al suo
lavoro e la sostenga.
Charta 77 non  una base per una attivit politica di opposizione.
Essa vuole servire l'interesse comune come altre analoghe
iniziative civili in diversi paesi dell'Occidente e dell'Oriente.
Essa non intende quindi avanzare propri programmi di riforme e
mutamenti politici o sociali, ma condurre nel suo campo di
attivit un dialogo costruttivo con il potere politico statale, in
particolare facendo presenti i diversi concreti casi di violazione
dei diritti umani e civili e preparandone la relativa
documentazione, proponendo soluzioni, avanzando diverse proposte
generali miranti all'approfondimento di questi diritti e delle sue
garanzie e operando come intermediaria in eventuali situazioni
conflittuali che possono essere causate dall'illegalit.
Con il suo nome simbolico Charta 77 sottolinea che essa nasce
all'inizio di un anno che  stato dichiarato Anno dei diritti dei
prigionieri politici e nel corso del quale la Conferenza di
Belgrado deve esaminare l'applicazione degli impegni di Helsinki.
